La hit list antietà

Il modo migliore per affrontare i segni del tempo?

1 ) Farne una questione personale e non di moda.

2) Avere cura di sé in maniera equilibrata e rilassata.

3) Scegliere trattamenti su misura che vanno dritti al problema. Più per piacere che per dovere… Resoconto dettagliato delle ultime novità cosmetiche

Si dice che invecchiare è fuori moda. Alle nonne delle nostre nonne poteva non piacere. Ma erano altri tempi, anche di vita: una 50enne dei primi del secolo scorso era già una donna nel pieno della terza età. Oggi che la vita media è aumentata e a 50 anni si è ancora “giovani”, l’invecchiamento assomiglia un po’ a quel dettaglio che fa tanto démodé e turba non poco il comune senso dell’estetica…

Come vivono tutto questo le donne? Un’indagine condotta dal C.e.r.i.e.s. di Chanel(Centre de recherches et d’investigations epidermiques et sensorielles in Francia, Italia, Giappone, Stati Uniti e Brasile fa sapere: in cima alle preoccupazioni di 3.100 intervistate, dai 20 ai 60 anni, c’è il problema rughe, “trasversale” sia alle diverse culture sia alle fasce di età. Poi, ognuna reagisce a modo suo. C’è chi la prende con filosofia e chi arriva a fame un dramma. Chi prevede e provvede in anticipo e chi pensa sempre di “passarla liscia”. Chi è per le soluzioni drastiche (leggi, chirurgia) e chi per quelle soft (crema idratante prima, antietà poi). Senza escludere la via di mezzo del ritocco dal dermatologo/medico estetico (risultato immediato, ma limitato nel tempo).

QUALCOSA DI NUOVO… E DI VECCHIO

Al di là dei condizionamenti esterni, dei diktat estetici e degli stereotipi ingombranti, resta il fatto che, come dice il saggio, ognuno dopo una certa età è responsabile della propria faccia. Sotto tanti aspetti. Quelli ormai risaputi, che ci coinvolgono direttamente: stile di vita, alimentazione, fumo, esposizione solare. Quelli dove c’entra solo mamma natura: le indicazioni che vengono dal nostro patrimonio genetico, a anche la personalità e le esperienze di vita, chiamate in causa dal francese Jean-Pierre Veyrat, nel suo ultimo libro Aperçus du Langage Corporei (ed. Negorisk). Noto esperto comportamentale, Veyrat è l’ideatore di un sistema di Analisi MorfoGestucde (.A.M.G.) che parte proprio dal rapporto invecchiamento-personalità per delineare una mappa dei cambiamenti del viso: tanto nei volumi, quanto nei segni legati alla mimica facciale. A “modellare” il viso, quindi, interverrebbero pure le nostre personalissime emozioni e reazioni agli eventi.

Insomma, la ricetta che più si avvicina a un elisir di giovinezza è vecchissima: cercare di volersi bene dosando in parti uguali cura di sé e un po’ di sana autoindulgenza. La novità, invece, sta nel ruolo dei cosmetici, diventati ormai un supporto sia a livello di pelle sia psicologico. Per mantenere un bell’aspetto nel modo più naturale. E per il puro piacere del gesto. Come dire, non ci si mette una crema solo per avere la coscienza a posto: l’importante è anche prenderci gusto. «Non è un caso che il mercato degli antiaging sia oggi il primo dell’industria cosmetica», dice Danielle Rapoport, psicosociologa e direttrice del Drc, agenzia francese specializzata in analisi di consumi e stili di vita (sua la ricerca che ha permesso a Chanel di mettere a punto il programma antirughe Micro Solutions). «L’invecchiamento della popolazione nei Paesi sviluppati è un dato di fatto e il numero degli ultrasessantenni dovrebbe triplicare nei prossimi 50 anni. D’altro canto, l’aspirazione a gesti riparatori più soft, da ripetere nel tempo, è strettamente legata all’attuale tendenza del “su misura”. Curarsi da sole, a casa, con il proprio cosmetico di fiducia è un po’ come tenersi in forma con il personal trainer: hai l’accompagnamento giusto, ma il “coach” rimani sempre tu».

Di seguito, identikit dei sieri e delle creme di nuova generazione: cosa fanno, come lo fanno, cosa dice chi li ha fatti. E, soprattutto, a chi sono consigliati e come usarli al meglio.

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